Le
recenti elezioni politiche hanno rappresentato per l’estrema destra
italiana un vero e proprio flop. A nulla è servito, ad alcune compagini
della destra radicale, l’apparentamento con il centrodestra.
Alle presuntuose dichiarazioni della vigilia dei suoi leader - su tutte
l’autocandidatura a vice premier della Mussolini con l’intenzione di
scalzare il nemico Fini - hanno fatto seguito percentuali elettorali
che non hanno nemmeno sfiorato nemmeno l’1% dei consensi.
La coalizione guidata proprio da Alessandra Mussolini ha raccolto 255
mila alla Camera (0,7%) e 214 mila al Senato (0,6%), senza conseguire
nessun seggio. Un passo indietro rispetto alle europee, quando il
cartello neofascista quasi ovunque aveva superato l’1% raccogliendo
quasi 400 mila voti che permisero l’elezione a Strasburgo della
Mussolini.
All’indomani delle elezioni, alle prime dichiarazioni di soddisfazione
per aver contribuito alla vittoria della Casa delle Libertà al Senato
in Piemonte, Molise e Lazio (manco a farlo apposta a favore
dell’odiatissimo Storace) la nipote del duce ha avanzato da subito
richieste di seggi in virtù del contributo apportato a Silvio
Berlusconi.
Meno peggio è andata, anche se non ha conseguito nessun eletto, per
l’altro partito neofascista alleatosi con la CdL, il MS-FT che poteva
contare in parlamento su un deputato, l’ex leghista Michele Serena,
eletto però con Alleanza Nazionale. Il movimento guidato da Luca
Romagnoli - per intenderci quello che alla vigilia delle elezioni ha
messo in dubbio l’esistenze delle camere a gas - ha raccolto 231 mila
voti alla Camera (0,6%) e 204 mila al Senato (0,6%) non scostandosi
molto dalle precedenti elezioni europee quando ottenne più o meno gli
stessi voti, che però riuscirono a far eleggere il segretario. Quindi,
un risultato senza infamia né lode. Questo, nonostante l’assorbimento
delle varie bande fasciste, dall’ex Base Autonoma, all’Area non
Conforme romana fino al Veneto Front Skinhead.
Molto male invece, sono andate le cose per quelle compagini della
destra neofascista che per vari motivi non erano apparentate con il
centrodestra.
Il Movimento Idea Sociale di Pino Rauti in gennaio aveva reso noto un
accordo con Silvio Berlusconi, secondo il quale il MIS avrebbe dovuto
avere alcuni candidati (tra cui lo stesso Rauti) nelle liste di Forza
Italia, per garantire un diritto di rappresentanza al movimento. Al
momento della presentazione delle liste però, si è consumata la rottura
tra il MIS e la coalizione di centrodestra. A questo punto il MIS se da
un lato ha dato indicazione di voto a favore di Forza Italia in
Calabria, avendo al nono posto della lista alla Camera un proprio
esponente, altrove ha deciso di presentare liste autonome. L’intenzione
di correre da soli però si è manifestato piuttosto ardua, infatti il
movimento di Rauti è riuscito a raccogliere le sottoscrizioni
necessarie al voto soltanto per presentarsi al Senato in Puglia. Il
risultato è stato anonimo solo 3 mila voti, pari allo 0,04%. Anche se
alle scorse europee il piccolo partito neofascista aveva quasi sfiorato
i 50 mila voti. Salvo colpi di coda questa dovrebbe essere la
definitiva uscita di scena di Rauti, oramai emarginato da tutta la
destra radicale e poco ben visto anche nel centrodestra.
Una pura e semplice partecipazione è stata anche quella del Nuovo MSI –
Destra Nazionale di Gaetano Saya. Sfumato all’ultima ora l’accordo con
Berlusconi, il movimento è riuscito a presentarsi solo nella regione
Abruzzo, con capolista la moglie di Saya e numero due un certo
Salvatore Marino leader dell’associazione Maschio 100%, un personaggio
grottesco che alle scorse regionali aveva corso con la Lega Sud
Ausonia. Soltanto un migliaio i voti raccolti dalla compagine di Saya,
il quale ha però rivendicato attraverso un calcolo di logica matematica
e cioè presentando il Partito in tutte e 27 (e quindi 27 mila
voti) le circoscrizioni elettorali della Camera, di essere stato in
grado di garantire la vittoria della Cdl con i suoi voti di superare
quei 25 mila voti che hanno determinato la vittoria dell’Unione.
Neanche la semplice partecipazione invece, è stata possibile per il
Movimento Fascismo e Libertà. Come è noto essi hanno come simbolo il
Fascio Repubblicano con la scritta “Fascismo e libertà” utilizzato in
varie elezioni amministrative nel 2005, dove il MFL ha ottenuto sette
consiglieri comunali. Ma in occasione delle elezioni politiche italiane
del 2006, il simbolo è stato però ricusato dal Ministero dell’Interno.
La dirigenza ha così presentato un altro simbolo, definito dalla stessa
“autocensurato”, che però a nulla è servito per la partecipazione alla
competizione elettorale.
Inutile nascondere che l’insuccesso dell’estrema destra ha dato un
contributo fondamentale alla risicata sconfitta di Silvio Berlusconi,
ma soprattutto ha dimostrato ancora una volta che la rincorsa a
tematiche classiche della sinistra miscelate ad un esasperato
nazionalismo non porta ai frutti sperati.
*Storico, studioso della destra italiana.
Autore di: Trame nere, Fratelli Frilli, Genova, 2005
Dove va la Lega Nord, Zero in Condotta, Milano, 2006